
DGHM utilizza una sorgente luminosa coerente (laser) che illumina il campione composto da cellule e dal mezzo in cui le cellule sono sospese. La luce diffusa dalle cellule e dal mezzo interferisce tra loro. Il motivo di interferenza è chiamato ologramma digitale, che viene registrato dallo strumento nella fotocamera digitale (Fig.1). Dopo un'elaborazione digitale specifica, può essere ricostruita una microscopia olografica digitale (DHGM) (simile alle immagini di microscopia a campo chiaro convenzionale, con la differenza principale che mostra l'indice di rifrazione del campione, invece dell'assorbanza). Grazie alla bassa intensità luminosa del laser DHGM, l'analisi cellulare può essere eseguita senza influenzare lo stato delle cellule. Utilizzando algoritmi numerici ottimizzati, l'abbinamento di DHGM con il machine learning (ML) consente uno studio più approfondito dell'immagine ottenuta. L'analisi estrae informazioni dettagliate sulla morfologia o sulla struttura cellulare, permettendo il riconoscimento della vitalità senza la necessità di colorazione. Questo rappresenta un vantaggio distinto rispetto ai metodi tradizionali, che non solo possono alterare l'integrità del campione, ma possono anche richiedere molto tempo, essere soggetti a errori e a variabilità intra-utente.